PROTECT-IP is a bill that has been introduced in the Senate and the House and is moving quickly through Congress. It gives the government and corporations the ability to censor the net, in the name of protecting “creativity”. The law would let the government or corporations censor entire sites– they just have to convince a judge that the site is “dedicated to copyright infringement.”
The government has already wrongly shut down sites without any recourse to the site owner. Under this bill, sharing a video with anything copyrighted in it, or what sites like Youtube and Twitter do, would be considered illegal behavior according to this bill.
According to the Congressional Budget Office, this bill would cost us $47 million tax dollars a year — that’s for a fix that won’t work, disrupts the internet, stifles innovation, shuts out diverse voices, and censors the internet. This bill is bad for creativity and does not protect your rights.
C’è stato un momento, a metà degli anni ’60 del XX secolo, in cui una azienda italiana ebbe l’occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima dei ragazzi della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale, in un modello industriale pensato al di là di Socialismo e Capitalismo, che il suo promotore, Adriano Olivetti, aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni ’30 a Ivrea, in provincia di Torino.
La Olivetti arrivò ad essere la più grande azienda italiana, con il maggior successo commerciale internazionale, capace di coprire un terzo del mercato mondiale del suo settore. Una multinazionale atipica: con un forte radicamento territoriale, caratterizzata da politiche sociali avveniristiche, formazione permanente e attività culturali di respiro internazionale, che furono il segreto del suo successo commerciale e non la conseguenza filantropica o mecenatistica dei suoi profitti.
Come nacque tale modello imprenditoriale? In che consisteva il suo stile gestionale, pensato all’insegna della socializzazione delle conoscenze e della responsabilità sociale dell’impresa? che promuoveva un modello alternativo di società? e che condusse alle soglie della più grande occasione industriale che l’Italia abbia mai avuto?
(EN) There was a time in the mid-60s of the twentieth century, when an Italian company had the chance to lead the global information revolution, ten years earlier the Silicon Valley boys: Steve Jobs and Bill Gates. A technological revolution that had its roots in a cultural and social revolution, in an industrial design thought beyond socialism and capitalism, which promoter, Adriano Olivetti, begun to experience since the 30s in Ivrea, near Turin. Olivetti became the biggest Italian company, with the most successful international business, able to cover one third of the world market in its sector. A multinational atypical with strong local roots, characterized by futuristic social policy, lifelong learning and international cultural activities, elements that were the secret of his commercial success and not the result of his philanthropic or patronage profits. What was this business model like? How was his management style, designed upon knowledge socialization and social responsibility, which promoted an alternative society model and led to the threshold of the largest industrial occasion that Italy has ever had?
L’Italia è un Paese dallo straordinario patrimonio artistico e culturale. Si tratta di un tesoro dall’inestimabile valore che abbiamo avuto il privilegio di ricevere in eredità dai nostri antenati nel corso dei secoli. Questa fortuna risulta ancora maggiore potendone godere gratuitamente per nove giorni, dal 9 al 17 aprile prossimi. E’ quello che succede durante la Settimana della Cultura, giunta alla XIII edizione, che ogni anno apre gratuitamente le porte di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, per una grande festa diffusa su tutto il territorio nazionale.
In tutta Italia, oltre 2.500 appuntamenti tra mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti renderanno ancora più speciale l’esperienza di tutti i visitatori italiani e stranieri.
Professore, oggi sembra quasi impossibile pensare che 50 anni fa in Veneto nacque e riuscì a sopravvivere una casa editrice come la Marsilio. Che clima c’era?
Era un altro Paese e c’era tutto un altro clima culturale. Era un Veneto molto arretrato, dove era ancora molto forte la migrazione fuori dalla regione, ma dove si intuivano i primi segnali della ripresa. C’era una bella vivacità, il boom economico alle porte: in qualche modo la gente cercava soluzioni diverse e nuovo per il Paese. Rispetto a oggi, allora tutto sembrava possibile. L’ansia di partecipare a questa festa del progresso era palpabile. Oggi non c’è nulla che assomigli a quello che successe allora.
[...] Lei è un verdiano e ha scelto Nono per festeggiare i 50 anni. Un’opera difficile e una scelta azzardata. Perché?
Penso sia un evento culturale che restituisce il clima di quegli anni. Volevo far vedere che anche stando a Venezia si può inseguire la modernità, non si è solo sopraffatti dalla tradizione. C’è una doppia ricorrenza in questa scelta: l’opera nacque in quegli anni, come noi